Chi erano i giullari?
I primi cronisti della storia non avevano penne né giornali, ma clave da giocoliere, strumenti musicali e scarpe consumate. Erano acrobati, cantori, ballerini, buffoni, narratori instancabili: erano i giullari.
I reporter delle strade medievali
Li si incontrava ovunque: nelle piazze dei mercati mentre la gente scambiava merci, davanti alle chiese, alle feste di paese o lungo le strade affollate delle grandi città. In un’epoca senza giornali, radio o televisioni, le notizie viaggiavano con le gambe e la voce dei giullari. Tra un numero di giocoleria, un brano al flauto e una battuta per strappare una risata, raccontavano ciò che avevano visto o sentito nei loro viaggi: battaglie, matrimoni reali, carestie, decreti dei sovrani.
Le informazioni erano sempre affidabili? Non proprio. Le notizie si deformavano passando di bocca in bocca, e i giullari ci aggiungevano spesso un pizzico di fantasia, per rendere il racconto più gustoso. Tuttavia, senza di loro, il popolo avrebbe saputo ben poco di ciò che accadeva oltre il proprio villaggio. Per secoli — dall’età greco-romana fino al Rinascimento — furono i veri “megafoni” della società.
L’origine della parola “giullare”
Capire chi fossero i giullari è facile se si guarda alla parola stessa. In latino “jocus” significa gioco, e “joculator” è colui che gioca. Dal latino passarono alle lingue romanze: “jongler” in occitano e francese, “juglar” in spagnolo, “giullare” in italiano.
Il giullare, insomma, era “colui che gioca”. Ma il suo gioco era tutt’altro che semplice: richiedeva abilità, memoria, creatività e coraggio.
Artisti completi, non solo buffoni
Il giullare non era soltanto un clown da strada. Certo, faceva ridere e divertiva, ma era anche musicista, danzatore, narratore di leggende e cronista del presente. Alcuni sapevano far tutto: suonare, cantare, recitare, improvvisare versi, fare acrobazie. Altri si specializzavano in una sola arte. In ogni caso, erano attori completi, capaci di conquistare il pubblico ovunque si esibissero.
I giullari medievali avevano antenati illustri: mimi e scurrae dell’antica Roma, intrattenitori che divertivano il popolo con battute e scenette. Dal IX secolo in poi li troviamo in tutta Europa, soprattutto in Francia, da cui si diffusero rapidamente. Vivevano viaggiando di città in città, spesso poveri, dormendo all’aperto o in locande pagate con il guadagno della giornata — e, talvolta, con qualche fiasco di vino. Non sorprende che la Chiesa li considerasse figure “diaboliche”: uomini e donne senza legami, pronti a ridere di tutto e di tutti.
Diavoli sì, ma anche poeti
Intorno al 1200 molti giullari divennero non solo mimi o buffoni, ma anche poeti e cantori. Alcuni conoscevano più lingue, raccoglievano storie di santi e di eroi, componevano versi in rima e li recitavano nelle piazze. Diffusero le famose Canzoni di gesta — poemi epici che raccontavano le imprese di re e cavalieri — e furono tra i primi a lasciare testimonianze scritte nelle lingue volgari europee.
Alcuni nomi celebri? In Italia il siciliano Cielo (Ciullo) d’Alcamo e il senese Ruggieri Apuliese, in Francia il celebre Rutebeuf, che narrava nei suoi versi la propria vita difficile e segnata dalla povertà. Non tutti, però, erano colti o raffinati: esistevano anche giullari analfabeti, che puntavano solo su numeri comici o su esibizioni rozze.
L’abito fa il giullare
I giullari amavano vestirsi con abiti vistosi, dai colori sgargianti, e scegliere soprannomi pittoreschi: in Italia spuntavano figure come “Malanotte” o “Maldicorpo”. Le loro immagini compaiono in mosaici, affreschi, bassorilievi e portali di chiese medievali, segno della loro popolarità.
Esistevano anche le giullaresse, donne che si esibivano da sole o accanto ai colleghi maschi. Nelle corti più ricche, come quella di Alfonso il Saggio in Spagna, erano addirittura più numerose dei giullari uomini e si dedicavano a danza, musica e recitazione.
Giullari, cantastorie, menestrelli: che differenza c’è?
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Giullare: artista versatile, vagabondo, capace di giocoleria, musica, canto, danza, poesia e comicità.
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Cantastorie: attivi soprattutto dal XVII secolo, raccontavano vicende popolari accompagnandosi con una chitarra, senza numeri acrobatici. Sono i precursori dei cantautori moderni.
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Menestrello: musicista di corte, al servizio dei signori. Più stabile e raffinato, ma meno libero. Molti giullari, per sopravvivere, finirono per diventare menestrelli o buffoni di corte, rinunciando alla vita nomade.
Un’eredità viva ancora oggi
Anche se l’epoca d’oro dei giullari medievali è finita, la loro eredità sopravvive negli artisti di strada contemporanei: giocolieri, musicisti itineranti, mimi, narratori e clown che trasformano le piazze in palcoscenici a cielo aperto.
Proprio come allora, continuano a raccontare storie, portare risate e diffondere — perché no — anche qualche piccola notizia. Magari un po’ esagerata… ma sempre piena di vita.
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